Ryohei Hase


Se c’è qualcosa che possa esprimere nel modo più significativo l’immenso divario tra l’arte profana moderna e l’arte sacra tradizionale, ebbene, quello è il Mandala orientale. Il termine sanscrito, il cui equivalente giapponese è ‘mandara’, indica la rappresentazione visiva simbolica dell’universo divino. Tale forma di arte sacra appartiene specificamente sia all’Induismo che al Buddhismo, anche se, probabilmente, è soprattutto nella seconda tradizione che se ne producono gli esemplari più straordinari. Il Mandala può essere realizzato su un supporto stabile o provvisorio: nel primo caso, viene tracciato su tessuto – producendo così un thangka -, oppure dipinto o scolpito all’interno di un tempio sacro, oppure, ancora, è un intero edificio consacrato a costituirlo, come il meraviglioso tempio-montagna buddhista di Borobudur, eretto nell’isola di Java. Nel secondo caso, il Mandala viene composto ritualmente con granelli di sabbia colorata, e, dopo il suo completamento, esso viene interamente smantellato, e tutto quanto lo costituiva viene infine raccolto e gettato in un fiume o in mare, affinché se ne ottenga una benedizione celeste. Il rito esprime simbolicamente la nascita e la dissoluzione dell’universo – considerato implicitamente come una teofania -, ed in tal modo costituisce una forma di meditazione sull’impermanenza dell’esistenza cosmica, ossia sul suo essere transeunte, caduca ed illusoria, e pertanto, nel contempo, favorisce l’attenzione e la concentrazione sulla realtà eterna ed immutabile, che invece è la meta ultima della ricerca spirituale ed il fulcro dell’invocata Illuminazione
Charlie Winston: I Love Your Smile
LA LIBBERTÀ DE PENSIERO

Un Gatto bianco, ch’era presidente
der circolo der Libbero Pensiero,
sentì che un Gatto nero,
libbero pensatore come lui,
je faceva la critica
riguardo a la politica
ch’era contraria a li principi sui.
― Giacché num badi a li fattacci tui,
― je disse er Gatto bianco inviperito ―
rassegnerai le propie dimissione
e uscirai da le file der partito:
ché qui la pôi pensà libberamente
come te pare a te, ma a condizzione
che t’associ a l’idee der presidente
e a le proposte de la commissione!
― È vero, ho torto, ho aggito malamente…
― rispose er Gatto nero.
E pe’ restà ner Libbero Pensiero
da quela vorta nun pensò più gnente.
(Trilussa)







