obsolescenza programmata

 

Tecnicamente si chiama “Obsolescenza-programmata-e” ma dovrebbe essere chiamata “fregatura assicurata”. Il termine sta ad indicare la prassi delle grandi aziende produttrici di elettrodomestici, volta a costruire prodotti con una precisa scadenza, programmati per avere una vita breve e determinata. Il fine ultimo di questo scempio è quello di poter lasciare spazio di mercato libero a prodotti nuovi di fabbrica, per creare continuamente un nuovo bisogno all’utente finale velocizzando il ciclo di vita del bene ed alimentando di conseguenza la catena di montaggio.

 

 

Siamo al non plus ultra del consumismo che basa la sua esistenza su queste aberrazioni moderne all’insegna del “Nasci, consuma, muori”. Come è pensabile infatti che elettrodomestici di diverse decine di anni fa funzionino ancora oggi e magari la nuova stampante comprata solo l’anno scorso abbia già smesso di adempiere il suo dovere? Sono i progettisti che si sono improvvisamente rimbambiti oppure dietro tutto ciò esiste una specifica volontà di continuare a creare nuova domanda e nuovi bisogni? La risposta è semplice, scontata ma purtroppo poco conosciuta.

Altro disastro creato da questo circuito perverso è quello sul versante ambientale; sono migliaia infatti letonnellate di rifiuti inutili prodotti quotidianamente da questa pratica insana, giustificata e resa lecita da questo nostro folle sistema liberale nel quale tutto è possibile. Apparecchi improvvisamente guasti vengono prematuramente gettati casualmente qualche mese dopo la scadenza della garanzia… proprio mentre la lavatrice nuova è già li pronta, bella e luccicante che ci fa l’occhiolino dalla vetrina del centro commerciale.

Sembra però che qualcosa fortunatamente si stia muovendo, infatti è di pochi giorni fa (ma in realtà già nel 2013 c’era stato un primo timido tentativo) la proposta di legge presentata da Luigi Lacquaniti ( PD ), Ivan Della Valle ( M5S ) e Lara Ricciatti ( Sel ) per tentare di arginare questo fenomeno. I tre deputati hanno proposto che il Ministero dello Sviluppo Economico sia obbligato a controllare la durata media dei prodotti in prima persona o attraverso propri organi ispettivi di controllo.

La proposta di legge verte inoltre sull’allungamento della garanzia da 2 a 5 anni, sulla disponibilità di pezzi di ricambio fino a che il prodotto è sul mercato e per i 5-7 anni successivi ed infine, sulla possibilità di riparo a costi accessibili e proporzionati al valore del bene nuovo.

Sarà vero? Speriamo. In ogni caso, il sogno è che l’economia ridiventi funzionale al benessere del cittadino, non che il cittadino lo sia verso questa questa economia che di utilità sociale ne ha ben poca.

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