Quando si dice “la forza dell’ideologia”. Dell’ideologia “di genere”.

Bundesarchiv_Bild_146-1988-106-29,_Leni_Riefenstahl_bei_Dreharbeiten

Da un po’ di tempo è invalsa la moda di lamentarsi per le “poche donne” in questo o quel campo delle più svariate attività. Dalla politica all’industria, dalla cultura allo spettacolo, è tutto un pretendere “quote rosa”.

Al punto che se anche non ci sono donne disponibili e/o adeguate, “per legge” (una legge evidentemente assurda e diretto risultato del “regno della quantità” e della tirannia dell’eguaglianza), si devono eleggere, nominare, piazzare in ogni modo delle donne. Purché siano.

In attesa che scatti analogo meccanismo “legale” per tutti gli altri “generi” individuati dagli ideologi dell’unisex (o dell’assenza di sessi, il che è lo stesso)…

L’ultimo ‘cahier de doléances’ riguarda il cinema: non ci sono abbastanza registe!

Questi maschi sono davvero fetenti: come mai solo loro vogliono tenere in mano la macchina da presa? Bene, d’ora in poi “quote rosa” nel cinema, anche se non si trovassero cineaste i cui film fossero degni d’essere guardati per cinque minuti. Non che il cinema “maschile” sia tutto questo spettacolo. Tutt’altro. Ma la questione – in tutte queste lamentele – non è migliorare la produzione cinematografica nella direzione di pellicole che elevino moralmente lo spettatore. Questo ‘dettaglio’ non interessa a nessuna cine-suffragetta.

Donne-managerCerto non sarà il fatto di avere più donne-regista ad ammorbarci coi loro polpettoni “introspettivi” a farci sprofondare più giù nel baratro nel quale siamo già finiti con l’intromissione, fin nei settori nei quali era meglio che restassero fuori (soprattutto nel loro interesse), di esponenti del “gentil sesso”, persino nei contesti meno indicati e consoni.

Tuttavia, se questa è la tendenza inarrestabile di questo scorcio di “età oscura”, in nome della “gender equality” crediamo, reclamandola con forza, che alle donne spetti una rappresentanza quantomeno del 50% in comparti-chiave dell’attività umana quali: le miniere, le cave di marmo, l’asfaltatura delle strade.

Tanto per citare solo alcune delle mansioni dalle quali queste paladine della “eguaglianza tra i generi” e delle “pari opportunità” si tengono alla larga, evitando accuratamente di far sentire, al riguardo, le loro petulanti ed insistenti “rivendicazioni”!

P.s.: a proposito di “quote rosa” nel cinema… qualcuno ha l’onestà intellettuale di ricordare che la regista  più famosa di tutti i tempi (autrice di alcuni capolavori, peraltro assai innovativi, come “Triumph des Willens” (1934) e “Olympia – Fest der Völker” (1938), nonché di stupende rassegne fotografiche su alcuni popoli africani) è stata Leni Riefenstahl?

3 thoughts on “Quando si dice “la forza dell’ideologia”. Dell’ideologia “di genere”.

  1. Da donna, sono d’accordo con il tuo discorso. Probabilmente le paladine con cui condivido l’accoppiata cromosomica inorridirebbero nel vedere che patteggio con un uomo (sei un uomo, vero?)… ma è così. La questione delle “quote rosa” (come altri campi) è solo questione di moda… le quota rosa vanno di moda e allora si reclamano e ciascuno se ne riempie la bocca e le bacheche. Io credo solo una cosa: chi è bravo nel proprio mestiere lo è a prescindere dal sesso. Quanto alla questione dei lavori in miniera, ecc… beh seguendo la logica delle rivendicazioni… sì, hai ragione, anche lì. Ciao.

  2. Ti confermo che sono un uomo, anche se al giorno d’oggi si fa molto fatica esserlo……è molto più facile fare il maschio

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