L’Italia è questa: un Paese allo sbando in mano a guitti della peggiore specie.

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Nel corso della conferenza d’inizio d’anno tenutasi a Bruxelles, il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker, ha sferrato un violentissimo attacco personale a Renzi ed all’Italia, bollando aspramente le critiche ultimamente rivolte all’Europa ed ammonendo che Roma si è giovata della “benevolenza” di Bruxelles sui suoi conti più d’ogni altro Paese (!), e che la tanto invocata “flessibilità” sia stata introdotta da lui (che fino a un anno fa l’osteggiava aspramente su mandato tedesco) e non a seguito delle pressioni dell’Italia.

 

L’attacco d’inusitata violenza pone il sigillo su una serie di pesanti critiche e velate minacce lanciate all’Italia da tutti i maggiori esponenti della Commissione; dal francese Pierre Moscovici, responsabile agli affari economici, al finlandese Jirky Katainen, responsabile della crescita e della competitività (e guardiano dei conti posto lì dalla Merkel).

È il logico risultato dell’aver osato mettere in discussione le decisioni e gli interessi della Germania all’ultimo vertice dei Capi di stato e di Governo; è la conseguenza dell’aver posto in difficoltà Angela Merkel e osato gettarle in faccia l’arroganza e l’ipocrisia di chi da un canto invoca le sanzioni alla Russia per tutti gli altri Paesi, ma progetta con Mosca il colossale business del raddoppio del North Stream, che farà di Berlino il terminal del gas europeo; di chi usa l’Europa a discrezione dettandone le regole finanziarie a proprio uso e ignorandole se serve alla propria convenienza; di chi è pronta ad accordarsi con Erdogan perché freni i profughi che lui stesso spinge in Europa, pagandolo con tre miliardi sborsati dagli altri.

Detto questo, resta tutto il dilettantismo presuntuoso di un premier che, all’improvviso, lancia il Paese in un attacco frontale contro i poteri e gli equilibri della Ue, senza un minimo di preparazione, senza aver concertato con nessun altro Stato una linea politica, rimanendo così completamente isolato. Resta l’incapacità, la stupefacente spocchia di chi si ritiene un leader, e si fa sculacciare come uno scolaretto, insieme al Paese che, ahimè, rappresenta.

E si che la Cancelliera è nel momento di massima difficoltà, con Varsavia che le ha voltato le spalle dopo le elezioni, Madrid ormai in bilico e Parigi che pensa solo a se stessa (come sempre).

Ma è inutile. Pensare che Renzi sappia articolare altro che battute tipo: “Non ci facciamo intimidire. L’Italia merita rispetto. È finito il tempo del cappello in mano”, è un’illusione.

L’Italia è questa: un Paese allo sbando in mano a guitti della peggiore specie.

 

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