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RAZZISMO ILLUMINATO
Rispondo volentieri alle obiezioni che mi sono mosse da alcuni corrispondenti in merito al mio precedente intervento sulle origini illuministe del razzismo moderno e l’involontario contributo di Darwin a tali teorie.
Preciso subito che nel mio pezzo non ho inteso mettere in discussione l’evoluzionismo sulla cui validità o meno mi riprometto, da ex insegnate di chimica e biologia, di intervenire in un secondo momento.
Lo scopo era quello di evidenziare ciò che si tenta, per pudore o per convenienza ideologica, di nascondere, ossia che il razzismo moderno, la schiavitù americana e la successiva segregazione razziale, il neocolonialismo, l’eugenetica e il mito della superiorità ariana non sono incidenti della storia o il frutto di qualche mente bacata, ma la naturale conseguenza dell’applicazione di talune dottrine filosofiche, maturate all’interno del pensiero illuminista che, a partire dal XVII secolo, si imposero in tutta Europa e da qui al nuovo mondo.
Senza il sostegno dei filosofi e ricercatori illuministi difficilmente sarebbero state accettate la schiavitù americana, il genocidio dei pellirosse, la sottomissione delle popolazioni africane e la ripresa della persecuzione ebraica ad opera del regime hitleriano.
Voltaire, comunemente definito come il padre della democrazia, era azionista di una delle maggiori compagnie atlantiche specializzate nella tratta dei neri. Neri che, secondo l’anatomista inglese Edward Tyson, rappresentano l’anello di congiunzione tra la scimmia antropomorfa e l’uomo.
Cesare Lombroso, padre dell’Antropologia Criminale e strenuo assertore del Darwinismo Sociale, nel 1876 pubblicò “L’uomo delinquente”, saggio in cui affermava che i criminali portano in sé tratti anti-sociali dalla nascita, per via ereditaria e che i loro caratteri degenerativi, che li differenziano dall’uomo normale e socialmente inserito, sono manifesti nella loro struttura fisica. Fu di conseguenza un convinto sostenitore della pena di morte per i criminali e dell’eugenetica per i disadattati al fine di bloccarne la discendenza. L’aspetto singolare è che il Lombroso, che oggi non esiteremmo a definire razzista, nasce da una facoltosa famiglia ebraica a conferma di come la sua convinzione scientifico-razzista fosse talmente forte da fargli dimenticare la sua origine.
In epoca illuminista sorsero addirittura nuove scienze a sostegno del razzismo biologico come la frenologia e la fisiognomica tese a dimostrare lo stretto legame tra l’aspetto fisico, ed in particolare la struttura del cranio e l’angolo facciale, e le qualità psichiche e la personalità dell’individuo. La bellezza ariana era, infatti considerata sinonimo di forza spirituale e potenza generatrice.
Un capitolo a parte riguarda lo schiavismo considerato dagli alfieri dell’illuminismo come un’impresa salutare, che acquisiva un ruolo civilizzatore nella storia dell’Africa: la tratta avrebbe allontanato dal Continente nero dei pagani primitivi e ignoranti per inserirli in un Occidente progredito e per di più cristiano. Anche il neo colonialismo è visto positivamente in quanto avrebbe portato in quelle terre l’influenza civilizzatrice degli euro-americani.
La tratta degli schiavi raggiunse in America i massimi livelli nel 1750 con oltre 800 mila “importazioni”. Nei primi anni del secolo successivo l’America, vietò questa pratica, ma lo fece in maniera truffaldina e senza mettere in discussione il principio razzista, infatti, aggirò l’ostacolo adottando una politica a favore della natalità dei neri presenti sul suolo americano. Così da importatori di schiavi l’America si trasformò improvvisamente in un paese di “allevatori di schiavi”. I figli degli schiavi, infatti, mantenevano tale condizione. La schiavitù in America fu definitivamente abolita solo nel 1865 con il 13° emendamento, ma non la segregazione razziale che rimase in vigore fino ai primi anni sessanta. Interessante notare che negli stessi anni in cui la schiavitù veniva abolita lo sterminio delle popolazioni pellirosse veniva invece intensificato e avallato a dimostrazione di come le teorie della supremazia della razza bianca provenienti dal vecchio continente si fossero ben radicate nella cultura americana.
La schiavitù dei neri era praticata e tollerata anche nei secoli precedenti, ma è con l’affermarsi delle teorie illuministe che gli viene dato un supporto scientifico ed una spinta morale.
In Europa, durante e dopo la fine del regime hitleriano, la selezione eugenetica fu accolta e pratica per lungo tempo. La Svezia, ad esempio, negli anni trenta inviò in Germania una delegazione del suo Parlamento per studiare la legislazione razziale tedesca e, insieme a Norvegia e Danimarca, attuò una politica eugenetica che portò tra il 1934 e il 1976 alla sterilizzazione coatta di oltre 106.000 persone, in prevalenza donne – disadattate, con problemi psichici o zingare – ritenute geneticamente pericolose per la purezza della razza (Gianni Moriani “ il secolo dell’odio” ed. Marsilio Padova, 1999). Tralasciamo il caso dei Paesi segregazionisti come la Rhodesia ed il Sudafrica la cui politica di separazione e sfruttamento degli indigeni fu attuata dai colonizzatori europei in virtù del mandato morale derivante dalle teorie illuministe.
Mi si può obiettare che fu grazie all’illuminismo e al mito della “Dea Ragione” che è nata la democrazia dei partiti. E’ vero, ma è altrettanto vero che fu battezzata nel sangue della rivoluzione francese, fra teste mozzate, massacri di cristiani in Vandea e terrore giacobino. Nulla da invidiare alle peggiori dittature del secolo scorso.
In conclusione: Rosemberg, il teorico nazista della superiorità ariana, è stato giustamente condannato dalla storia, ma non i suoi illuminati maestri.
Hitler per la persecuzione ebraica e Mussolini per le leggi razziali sono stati anch’essi giudicati dalla storia, ma non l’America per aver massacrato 10 milioni di pellirosse e per aver ridotto in schiavitù 14 milioni di neri.
Non sarebbe il caso di tirare fuori qualche scheletro dall’armadio prima di ergersi a maestri di democrazia e civiltà?
Gianfredo Ruggiero, presidente Circolo Excalibur – Varese
Ronde o rondo’?
A me queste ronde non piacciono, e neppure tutto quello che c’è dietro. 
Sono quasi trent’anni che sono conscio, per esperienza, del problema dell’immigrazione che sfocia in tre disastri: globalizzazione multirazzista all’americana, guerra tra poveri e internazionalizzazione delle classi produttrici. Ovvero una minaccia sociale e nazionale assoluta. Sono pure trent’anni che, non liquido il tutto con formule drastiche quanto idiote. Più ancora, so che “l’Immigrato” in sé non esiste. Sono consapevole che ci sono milioni di casi diversi, capisco perfettamente che a monte (ma spesso anche a valle) il dramma dei popoli che poi si riversano sulle nostre terre è stato causato, ed è alimentato ogni giorno, dalle nostre classi dirigenti, imbevute di lucro, progressismo, buonismo e universalismo. Gli stessi che, poi, pensano di dover “concedere la nazionalità” (quasi fosse la tessera di un club) agli immigrati una volta qui. Non perché così acquisirebbero parità di diritti, per questo basta la regolarizzazione, ma perché i nostri ideologi – di destra e di sinistra – hanno l’odio per l’appartenenza, sono antinazionali e cosmopoliti per scelta dissolutoria e pretendono di allargare a tutti la loro follia.
The Definition Of Insanity In America
As I listen to these people who constantly say that racism is pretty much dead or my favorite if we stop looking at or pointing out racism it would go away, I was thinking about the
fact that we haven’t learned a thing from the past. Einstein once “the definition of insanity is doing the same thing over and over again and expecting different results.”
How I see it is that when you are attempting to move forward being a country made up of multiple groups and everyone isn’t starting off with equality or at the same starting point, it fails. Time and time again we have failed due to this simple fact. We are trying to build a nation of equality on top of a foundation of disparity and inequality.
Razzismo
NEL GIORNO DELLE CELEBRAZIONI DEL “DARWIN DAY” È UTILE RICORDARE CHE LO SCIENZIATO ISPIRÒ ANCHE L’EUGENETICA 
Con il Darwin Day del 12 febbraio si svolgeranno in pompa magna le celebrazioni del pensiero del padre dell’evoluzionismo, che hanno coinvolto scolaresche e docenti, ma l’occasione ha risvegliato anche le polemiche di chi contesta i fondamenti scientifici del darwinismo, definendole come mitologia scientista che ha improntato di sè l’Ottocento. Ieri sul Foglio Giuseppe Sermonti ricordava i miti di una teoria che di scientifico ha poco o nulla pur essendo trattata, nelle scienze naturali, alla stregua di un “incipit canonico”. Scrive Sermonti che le asserzioni centrali del darwinismo hanno improntato il secolo. “Quella del puro caso all’origine dell’evoluzione, quella del progressivo e graduale trasformarsi della specie, quella dell’uomo che discende dalle scimmie non hanno alcun fondamento fattuale. Da tempo esse hanno abbandonato la pubblicistica scientifica, ma ancora imperano nei testi scolastici medi, nella divulgazione metropolitana, nella pubblicità commerciale e nella filosofia dei nostri tempi”. Al di là della confutazione su base scientifica, però, il darwinismo ha anche indubbie ricadute filosofiche, tra cui quella di guardare alle relazioni umane sulla base del paradigma della competizione. L’esaltazione della lotta per la sopravvivenza, insomma, sarebbe base giustificativa del cosiddetto “darwinismo sociale” con il suo carico di cinismo esistenziale.
Ciò che gli altri possono dire…
…mandare in onda uno spot come quello appena visto. Eppure la democratica America, la multietnica America, l’America del presidente-icona Obama permette espressioni come queste «E’ il momento di proteggere i lavoratori americani».
Dopo l’Inghilterra anche i lavoratori statunitensi scendono in campo per difendere il posto dallo straniero usando la tv e il web. E’ il caso della Coalition for the future americans worker che, attraverso uno spot televisivo e il proprio sito internet, chiede di proteggere l’occupazione americana dall’invasione.
«Lo scorso anno circa 2,5 milioni di americani hanno perso il proprio lavoro e nel 2009 saranno ancora di più e tutti sono coinvolti da questo fenomeno. Ma ci sono delle cose che possiamo fare per far tornare gli americani a lavorare», si può
leggere sul sito Internet dell’associazione.
E suggeriscono: «Chiedere perché continuiamo a consentire l’ingresso di 1,5 milioni di lavoratori stranieri all’anno a occupare posti di lavoro americani: più di 11 milioni di americani stanno cercando lavoro». Tra l’altro, precisano, «questo numero non include i milioni di lavoratori che entrano illegalmente».
Mentre il telegiornale dell’ottimismo – TG 5 – manda in onda un servizio dal titolo: Inglesi e italiani, insieme si può. Sul sito del sorriso-per-tutti si legge: «La risposta italiana alle proteste inglesi sull’impiego di nostri connazionali in una raffineria del nord della Gran Bretagna è su una piattaforma nell’Adriatico a 15 chilometri da Porto Viro, in provincia di Rovigo (il futuro rigassificatore Edison-Adriatic), laboratorio della riuscita convivenza anglo-italiana. Un centinaio di tecnici specializzati inglesi lavora da mesi a fianco di altrettanti colleghi italiani. Alcuni di loro sono stati assunti proprio dalla Irem, la società siciliana vincitrice dell’appalto in Gran Bretagna e oggi accusata dai sindacati inglesi di togliere lavoro alle maestranze locali. La differenza è che a Porto Viro nessuno si sarebbe mai sognato di scioperare contro la presenza straniera».
Quello che sino a ieri appariva impossibile, ora può diventare reale. Preparatevi: la lotta per la sopravvivenza è alle porte.



