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Mobbing

Nei riordinamneti aziendali e nei cambiamenti epocali in corso nell’organizzazione del lavoro , ormai da anni si sta sviluppando in maniera sempre più evidente -per quantità e gravità -una condizione altamente patogena a diffusione trasversale e verticale.La totale destrutturazione dei rapporti interpersonali non soltanto nei legami di solidarietà ma nella stessa matrice contrattualistica , la perdita della trasparenza e della coerenza nelle regole del gioco ,l’esasperazione del conflitto competitivo , la parcellizzazione delle competenze con conseguente scomparsa della visione olistica del proprio lavoro , la progressiva riduzione dell’uomo ad individuo momentaneamnete utile e quindi intercambiabile , l’azzeramnete di qualsiasi memoria professionale ,l’impossibilità di influenzare le decisioni progettuali, la carenza di spiegazioni e di confronti proficui sulle finalità e i disegni d’insieme ,sono alcuni elementi che vanno a costituire la più ampia casualità patologica di quel fenomeno che va sotto il nome di MOBBING.
La dinamica dell’attacco e’, per definizione , caratterizzata dall’azione di molti, diretti più o meno esplicitamnete da uno, contro un singolo designato (o anche più singoli ma mirati individualmente) Entrare nelle descrizioni cliniche dell’agressione , nelle dannose conseguenze fisiche,psichiche e sociali della condotta persecutoria , e’ un’argomentazione molto specialistica e io non ne sono all’altezza. L’ importante, io credo sia delineare le linee essenziali lungo le quali si dipana il copione del conflitto , identificare gli attori e qualificare le parti specifiche della rappresentazione. Il regista tanto per continuare nella metafora teatrale, e’ sempre quello che si situa nella condizione di potere . E’ vero che non tutti concordano nell’identificazione causale specifica di un dirigente , ed in una sua conseguente colpa primaria, quale fattore determinante di una certa atmosfera mobbizante ;come e’ altresi vero che il vissuto e le conseguenze bio-psico-sociali dipendono anche molto dalla personalità del capro espiatorio designato; e’ evidente pero’ che un personaggio più attivo e più potente di altri emerge quale responsabile di spicco nel dispositivo persecutorio. La modalità organizzata aziendale del nuovo (dis) ordine ristrutturante prevede , per altro , una dis-umanizzazione generale , all’interno della logica economico-tecnologica della realtà lavorativa. E’ altrettanto innegabile ,in conseguenza di cio’, che gli amministratori di tale cambiamento devono avere caratterialmnete , personologicamnete, quelle caratteristiche di cinismo e di insensibilità che permettono loro di tollerare le umiliazioni provenienti dallalto, e di restare impermeabili ai disagi e alle sofferenze provenienti dal basso, e di resister al disprezzo proveniente da entrambi parti. Figure imposte da poteri forti , estranei ad ogni coinvolgimento emotivo e immuni da qualsiasi implicazione morale.”Uno dei caratteri peculiari del nostro tempo e’ che le scene più significative sono legate ad attori insignificanti .L’aspetto irritante di questo spettacolo e’ il legame tra una struttura cosi’ modesta e un potere funzionale cosi’ enorme”Esistono due modalità di intervento aggressivo: quello esplicito , eclattante , di facile denuncia che si esprime nell’abuso di potere, e quello sublimale , strisciante , irriconoscibile rappresentato dalla manipolazione perversa. Nella prima condizione , il regista si assume la responsabilità esplicita di ordinare, di decidere, di scegliere , in nome di un potere in delega e senza intermediazioni dialettiche : semplice esecutore di disposizioni, metà maggiordomo dei tenutari del programma, e meta’ mercenario al soldo della loro attuazione.Nella programmazione persecutoria , al di là della prassi decisa e degli obiettivi stabiliti ,l’invidia e’ una molla di non secondaria importanza.L’eliminazione dell’antagonista intellettuale e professionale passa attraverso la griglia delle capacità percepita nell’altro e nella apura di un confronto con lo stesso : la parola d’ordine diventa l’esclusione di chi potrebbe mettere in discusione delle certezze precarie ,delle scelte dubbie, degli obiettiiv rischiosi. Tutto deve filare liscio senza attriti e scetticismi. L’attacco palese dimostra una scadende capacità di valutazione delle prerogative personali e delle necessità del gruppo da dirigere; per certi versi si potrebbe pensare ad una vera e propria stupidità ,incapacità di introspezione e di esame di realtà , ad un deficit della comunicazione interpersonale , molti responsabili non sanno cosa voglia dire animare un gruppo di lavoro e non hanno cosapevolezza dei problemi umani che i loro incarichi implicano .D’altra parte , se ne prendono conoscenza , molto spesso ne hanno paura , perche’ non sanno come intervenire. L’abuso di potere , e’ spesso un mezzo usato da un piccolo capo per valorizzarzi.Per compensare la propria fragile identità ,ha bisogno di dominare e lo fa più tanto facilmnete perche’ il subordinato , per paura del licenziamneto , non ha altra scelta che subire.Il preteso buon funzionamento dell’azienda giustifica tutto: orari elastici che non si possono negoziare ,sovraccarico di lavoro in caso di emergenza ,pretesi incoerenti .
Nel post di domani analizzeremo la manipolazione perversa.
L’attacco al diritto di sciopero
Con le nuove norme previste dal Governo sul diritto di sciopero si sta andando rapidamente verso un nuovo e pericolosissimo capitolo del più vasto tema della limitazione delle libertà sindacali e costituzionali, della democrazia nel mondo del lavoro e nella società.Dietro un linguaggio formalmente tecnicistico, presentato come un intervento per il solo settore trasporti, il governo predispone la legislazione per gestire la fase attuale e futura di grave crisi economica e le conseguenti risposte dei lavoratori al tentativo di farne pagare a loro il costo. Ciò è confermato dal fatto che il governo ha annunciato norme che dovrebbero impedire di bloccare strade, aeroporti e ferrovie, forme di lotta utilizzate da tutti i lavoratori in casi particolarmente drammatici
Tutti in fila uno per uno
Ci sono alcuni aspetti del nostro quotidiano su cui forse non ci interroghiamo molto, se non in termini di risparmio immediato e spesso più di tempo che di soldi. Tra questi c’è sicuramente il fare la spesa. Per molti è diventato quasi naturale passare il fine settimana dentro grandi centri commerciali tra acquisti e intrattenimento, ma difficilmente riusciamo a

fermarci un attimo per riflettere su ciò che comporta affidarsi alla grande distribuzione quasi per ogni esigenza del nostro quotidiano. Tanti sono però coloro che criticano la gestione dell’economia globalizzata e avanzano proposte ed esempi concreti per riportare queste dinamiche a un livello più umano.Monica Di Bari e Saverio Pipitone hanno scritto un libro uscito per Arianna Editrice all’inizio di quest’anno: Schiavi del supermercato. Il titolo potrebbe sembrare eccessivamente provocatorio, ma a lettura terminata vi posso assicurare che non lo è per nulla.
Un articolo dal passato
Aznar:
piena occupazione entro il 2004. A rendere possibile il ‘miracolo’, innanzitutto la crescita economica interna… Ma anche una forte flessibilità del mercato del lavoro. Basti pensare che i lavori part time (attraverso le diverse forme contrattuali previste) coprono ormai il 25% della forza lavoro: in Italia appena il 9%. Obbiettivo del governo è quello di trasformare il maggior numero possibile di contratti a tempo determinato a tempo indefinito “… quest’anno il reddito medio di uno spagnolo dovrebbe essere pari all’84% della media europea”.La qual cosa significa che un lavoratore spagnolo su quattro lavora solo mezza giornata.Naturalmente percepisce mezzo stipendio. L’occupazione aumenta in questo modo. Inoltre il numero dei lavoratori a tempo determinato (precari) deve essere molto alto, se il governo spagnolo si pone come obbiettivo quello di trasformare il maggior numero di posti a tempo determinato in posti a tempo indeterminato.La crescita economica spagnola è del 3,7 %, il reddito medio degli spagnoli è l’84% di quello medio europeo, e questo dato solleva l’interrogativo della sorte dei benefici della crescita economica.La crescita ha incrementato solo i profitti o anche i salari?
Testo tratto da:Il Giornale 3 giugno 2000
Che cos’e’ lo sviluppo
Vediamo che significato si dà di solito al termine sviluppo, soprattutto nel linguaggio corrente e nei mezzi di comunicazione di massa. Il concetto espresso con questa parola è di norma l’aumento del fluire dei beni materiali attraverso il processo produrre-vendere-consumare. È evidente che,
con questo significato, lo sviluppo richiede l’aumento dei consumi. In altre parole, il termine sviluppo significa oggi la crescita economica, come dimostra anche la traduzione inglese più frequente (growth). Gli abituali indicatori dello sviluppo sono sostanzialmente quantitativi. Innere si pensa che questa crescita aumenti il benessere dell’umanità, indipendentemente dai valori e dalla cultura che li esprime. Inoltre, fino ad oggi non si è mai presa in considerazione la possibilità che l’aumento dei consumi sia incompatibile con il funzionamento della Biosfera, anche perché è mancata la percezione che l’uomo fa parte integrante della Biosfera stessa. Le discussioni sulla differenza fra crescita e sviluppo hanno senz’altro un significato profondo, ma di fatto i due termini sono impiegati come sinonimi dal mondo ufficiale e dalle componenti economiche, politiche, industriali e sindacali.


