AL BORDO DELLA NOTTE

Racconti semiseri di un piccolo genio con lampi di imbecillita’

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MERITARE UN CAPO

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Quando gli uomini si sentono più deboli e più disarmati ,reclamano un capo. Questo fatto poco edificante dovrebbe fariflettere i migliori sul carattere disastroso di un atteggiamento che consiste nell’abbandonarsi ,come semplici uomini , a un altro uomo. Infatti quasi sempre si tratta di un vero e proprio abbandono. Non riuscendo più ad autogovernarsi, ci si libera di questa funzione virile delegandola a qualcun altro. Ma perché mai un altro sarebbe moralmente più capace di noi o di voi? Non vive nello stesso nostro tempo ? Non ha subito le stesse situazioni vergognose di cui soffriamo anche noi? Perché dovrebbe essere migliore di noi , che ci sentiamo cosi malvagi e inadatti? Un grande uomo…….un uomo superiore per intelligenza e volontà …..non è mai moralmente più grande del suo tempo , non può essere che la somma delle forze e delle debolezze morali di un epoca. Ecco qual è la vera voce della ragione . Ma su questo argomento la gente non ragiona : compie un atto di fede . L’umanità è costantemente un bilico fra i due movimenti della ragione e della fede . E se cosi non fosse come spiegarci la scelta di un capo come Berlusconi ? come Bossi ? come Bersani ?  come Prodi?

 

 

Devo continuare ?

 

 

 

 

 

 

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Written by faberex

28 Ottobre 2009 alle 19:38

Ecce Homo Novus

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sfilatadipartigianiAlla fine e’ nato ! L’uomo nuovo è stato forgiato .Nelle redazioni dei talk show di Mediast,negli uffici di migliaia di promotori finanziari , sugli spalti dello stadio dove si gioca il football moderno con i piedatori da oltre un milione di euro al chilo, davanti ai banche, e nei fast food, nelle discoteche, nelle sale cinematografiche dove si proiettano film americani , e perfino nelle fabbriche nei ultimi residui della classe operaia l’uomo nuovo si e’ temprato. Una globale trasformazione antropologica ha soffocato ogni anelito ribellistico e antagonista. Ci si allinea al nuovo modello ( nessuno escluso) e gli spazi di sopravvivenza per uomini o movimenti che vogliono o dicono di essere alternativi sono pressoché spariti. Usciamo dal 900 nel modo più ignobile possibile in cui l’identità profonda e sostanzialmente negata. Il sistema per selezione ha prodotto quella cosa con due gambe e due braccia altrimenti detta uomo che deambula per megalopoli sterminate e indifferenziate. L’emblematico prototipo matrice dell’uomo nuovo è lui il cavaliere Berlusconi . Colui che si sente unto dal signore , unico essere capace di riformare le istituzioni in senso liberale e liberista. In lui credono milioni di persone che ormai lo idolatrano. M a chi è quest’uomo ? E’ il prodotto di un sistema che lo ha partorito senza il di lui assenso o è il mago che ha progettato il sistema che gli consentisse di dominare coscienze e menti ? Berlusconi è l’uomo italiano con il più alto reddito .E’ partito dal nulla .I suoi detrattori dicono che per acquistare TV e quotidiani e prima ancora per diventare costruttore ha utilizzato risorse di provenienza illecita. I suoi estimatori dicono che è un genio dell’imprenditoria capace di trasformare in oro ogni cosa che tocca. Comunque la si metta lui è li, a ridosso del ponte di comando della zattera Italia. Che sia sceso in campo politico per difendere i suoi interessi minacciati da un’ondata giustizialista portata avanti dalla magistratura o che invece sia sceso come logica conseguenza dello sviluppo della sua teoria imprenditoriale oppure ancora perché è convinto di fare del bene al paese nel modellarlo a sua immagine e somiglianza resta il fatto che la sua figura incombe minacciosa sul futuro di tutti noi. Quanti dal centro alla sinistra occupano oggi i vari ponteggi di comando tentano di contrastarlo imitandolo, assomigliandogli sempre di più , tanto nell’aspetto quanto nella azione. Consideriamo la TV di stato. Per mantenere l’audience e contrastare Mediaset  si sono stravolti e modificati i palinsesti , si sono messi in onda trasmissioni fotocopia in perenne competizione con il modello Berlusconiano , non parliamo poi dell’altalena dei nani e ballerine che di questi programmi si ergono a deux ex macchina con buona pace di qualsiasi schieramento politico ( a proposito di nani ……..vedi Chiambretti)e tutto questo in modo tale che non c’e’ più limite alla imbecillità. Il livello medio culturale in un popolo che già legge poco è ora in caduta libera. Gusti e aspirazioni si allineano verso il basso. In politica il qualunquismo peloso è ormai il segno caratterizzante per altro non ancora del tutto  compiuto……….Dio solo sa cosa ci aspetta ancora. Vecchia domanda che fare ?

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Written by faberex

17 Ottobre 2009 alle 13:42

RAZZISMO ILLUMINATO

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1871_Razzismo 

Rispondo volentieri alle obiezioni che mi sono mosse da alcuni corrispondenti in merito al mio precedente intervento sulle origini illuministe del razzismo moderno e l’involontario contributo di Darwin a tali teorie.

Preciso subito che nel mio pezzo non ho inteso mettere in discussione l’evoluzionismo sulla cui validità o meno mi riprometto, da ex insegnate di chimica e biologia, di intervenire in un secondo momento.

Lo scopo era quello di evidenziare ciò che si tenta, per pudore o per convenienza ideologica, di nascondere, ossia che il razzismo moderno, la schiavitù americana e la successiva segregazione razziale, il neocolonialismo, l’eugenetica e il mito della superiorità ariana non sono incidenti della storia o il frutto di qualche mente bacata, ma la naturale conseguenza dell’applicazione di talune dottrine filosofiche, maturate all’interno del pensiero illuminista che,  a partire dal XVII secolo, si imposero in tutta Europa e da qui al nuovo mondo.

Senza il sostegno dei filosofi e ricercatori illuministi difficilmente sarebbero state accettate la schiavitù americana, il genocidio dei pellirosse, la sottomissione delle popolazioni africane e la ripresa della persecuzione ebraica ad opera del regime hitleriano.

Voltaire, comunemente definito come il padre della democrazia, era azionista di una delle maggiori compagnie atlantiche specializzate nella tratta dei neri. Neri che, secondo l’anatomista inglese Edward Tyson, rappresentano l’anello di congiunzione tra la scimmia antropomorfa e l’uomo.

Cesare Lombroso, padre dell’Antropologia Criminale e strenuo assertore del Darwinismo Sociale, nel 1876 pubblicò “L’uomo delinquente”, saggio in cui affermava che i criminali portano in sé tratti anti-sociali dalla nascita, per via ereditaria e che i loro caratteri degenerativi, che li differenziano dall’uomo normale e socialmente inserito, sono manifesti nella loro struttura fisica. Fu di conseguenza un convinto sostenitore della pena di morte per i criminali e dell’eugenetica per i disadattati al fine di bloccarne la discendenza. L’aspetto singolare è che il Lombroso, che oggi non esiteremmo a definire razzista, nasce da una facoltosa famiglia ebraica a conferma di come la sua convinzione scientifico-razzista fosse talmente forte da fargli dimenticare la sua origine.

In epoca illuminista sorsero addirittura nuove scienze a sostegno del razzismo biologico come la frenologia e la fisiognomica tese a dimostrare lo stretto legame tra l’aspetto fisico, ed in particolare la struttura del cranio e l’angolo facciale, e le qualità  psichiche e la personalità dell’individuo. La bellezza ariana era, infatti considerata sinonimo di forza spirituale e potenza generatrice.

Un capitolo a parte riguarda lo schiavismo considerato dagli alfieri dell’illuminismo come un’impresa salutare, che acquisiva un ruolo civilizzatore nella storia dell’Africa: la tratta avrebbe allontanato dal Continente nero dei pagani primitivi e ignoranti per inserirli in un Occidente progredito e per di più cristiano. Anche il neo colonialismo è visto positivamente in quanto avrebbe portato in quelle terre l’influenza civilizzatrice degli euro-americani.

La tratta degli schiavi raggiunse in America i massimi livelli nel 1750 con oltre 800 mila “importazioni”. Nei primi anni del secolo successivo l’America, vietò questa pratica, ma lo fece in maniera truffaldina e senza mettere in discussione il principio razzista, infatti, aggirò l’ostacolo adottando una politica a favore della natalità dei neri presenti sul suolo americano. Così da importatori di schiavi l’America si trasformò improvvisamente in un paese di “allevatori di schiavi”. I figli degli schiavi, infatti, mantenevano tale condizione. La schiavitù in America fu definitivamente abolita solo nel 1865 con il 13° emendamento, ma non la segregazione razziale che rimase in vigore fino ai primi anni sessanta. Interessante notare che negli stessi anni in cui la schiavitù veniva abolita lo sterminio delle popolazioni pellirosse veniva invece intensificato e avallato a dimostrazione di come le teorie della supremazia della razza bianca provenienti dal vecchio continente si fossero ben radicate nella cultura americana.

La schiavitù dei neri era praticata e tollerata anche nei secoli precedenti, ma è con l’affermarsi delle teorie illuministe che gli viene dato un supporto scientifico ed una spinta morale.

In Europa, durante e dopo la fine del regime hitleriano, la selezione eugenetica fu accolta e pratica per lungo tempo. La Svezia, ad esempio, negli anni trenta inviò in Germania una delegazione del suo Parlamento per studiare la legislazione razziale tedesca e, insieme a Norvegia e Danimarca, attuò una politica eugenetica che portò tra il 1934 e il 1976 alla sterilizzazione coatta di oltre 106.000 persone, in prevalenza donne  – disadattate, con problemi psichici o zingare  – ritenute geneticamente pericolose per la purezza della razza (Gianni Moriani “ il secolo dell’odio” ed. Marsilio Padova, 1999). Tralasciamo il caso dei Paesi segregazionisti come la Rhodesia ed il Sudafrica la cui politica di separazione e sfruttamento degli indigeni fu attuata dai colonizzatori europei in virtù del mandato morale derivante dalle teorie illuministe.

Mi si può obiettare che fu grazie all’illuminismo e al mito della “Dea Ragione” che è nata la democrazia dei partiti. E’ vero, ma è altrettanto vero che fu battezzata nel sangue della rivoluzione francese, fra teste mozzate, massacri di cristiani in Vandea e terrore giacobino. Nulla da invidiare alle peggiori dittature del secolo scorso.

In conclusione: Rosemberg, il teorico nazista della superiorità ariana, è stato giustamente condannato dalla storia, ma non i suoi illuminati maestri.

Hitler per la persecuzione ebraica e Mussolini per le leggi razziali sono stati anch’essi giudicati dalla storia, ma non l’America per aver massacrato 10 milioni di pellirosse e per aver ridotto in schiavitù 14 milioni di neri.

Non sarebbe il caso di tirare fuori qualche scheletro dall’armadio prima di ergersi a maestri di democrazia e civiltà?

 

Gianfredo Ruggiero, presidente Circolo Excalibur – Varese

Il declino dell’Occidente

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spenglerQuest’opera di Oswald Spengler (1880-1936), che fu concepita durante la crisi politica d’Agadir, apparve nel 1916, fu dapprima appena notata ed ebbe il suo grande successo solo nel 1918, parallelamente alla sconfitta tedesca. Era consolante far coincidere, con tendenza apocalittica, la sventura evidente della propria nazione, con quella probabile dell’Europa intera. Però, considerato bene, il titolo del libro era più pessimista del suo contenuto. Poiché Spengler fa differenza fra cultura, per la quale egli intende la produttività spontanea dell’anima, e civiltà, che è solo una tecnica razionale e meccanica. Ora la sua ipotesi, avanzata col tono della convinzione più assoluta, era che l’Europa avesse terminato l’epoca della sua cultura, e che ormai non potesse più attendere da se stessa che un progresso in civiltà: cosa che rappresenta, nondimeno, un nuovo principio e non corrisponde per nulla a una decadenza né a una perdita di potenza vitale. Spengler esige che si abbia il coraggio di sostenere la visione (che in fondo lo affascina e l’entusiasma) d’un avvenire costruito in cemento armato (tale è anche il suo stile) da ingegneri incapaci, ormai, di creare Dei, pitture, tragedie o commedie, ma, nel loro campo, ancora capaci di una audacia superba. Egli chiamava questo coraggio, usando una parola cara a Nietzsche, l’”amor fati”. Il genio di Spengler consiste nella descrizione delle differenti culture, soprattutto delle antiche che egli chiama “apollinee”, e dell’europea che egli considera (accentuando l’influenza germanica) come “faustismo”. Non appena ha fissato il carattere del germe, dell’entelechia di una cultura, egli lo fa sbocciare, con le preferenze di un vero romantico, nei tempi primitivi e in mezzo a un paesaggio nuovo, vivo di tutti i sortilegi della primavera. Poi ne dipinge con destrezza di prestigiatore le metamorfosi, in arte come in politica, come nelle scienze. Poiché per lui – e per questo lato egli si pone tra i relativisti – non c’è verità assoluta: ogni cultura crea la propria, anche gli Apollinici ne hanno nelle loro matematiche, e i Faustiani hanno pure la loro; e l’una non fa per nulla seguito all’altra, e ogni volta un getto nuovo comincia. In generale la debolezza della sua filosofia della storia è di pretendere che tutte le culture, di cui egli vede nettamente la molteplicità iniziale e le tinte svariate, abbiano una forma di sviluppo assolutamente identica. Spengler ci presenta delle tavole, dalle quali a un’ora data nascono gli Dei di ogni cultura, a un’altra le grandi città, a un’altra il socialismo, a un’altra i Cesari. Tutto è regolato già da prima: la storia diventa una immensa caserma. Non v’è il senso del caso né dei valori confluenti nella vita e delle loro combinazioni. Ma è impossibile negare che egli abbia avuto per il prossimo avvenire un dono profetico: nel 1916 e gli ha previsto le armate private di un partito, il sopravvento delle masse, l’inadeguatezza del sistema parlamentare e retorico alla società odierna e la necessità delle figure cesaree. Fu dunque un precursore dei nuovi regimi politici. Come sempre è assai difficile sapere in qual grado, con la sua visione, abbia contribuito a formare la nuova Germania, per la quale aveva chiaramente intuito che la repubblica sarebbe stata forma transitoria. O forse tutto ciò che egli ha previsto e dettato per l’avvenire era, per quanto invisibile, già presente “in nuce”?

Written by faberex

19 Aprile 2009 alle 10:32

I tre nemici

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Il primo nemico sei tu me_my_self_and_i_2

Con la tua adesione a tutti i clichets del pensiero debole e della critica cortese della politica sdrucciola del linguaggio globale;con il terrore di essere “messo ai margini”. con il timore di sconcertare, mostrandoti sconcertato, rimanendo, così, per sempre, dentro al concerto delle convinzioni che credi tue: e non lo sono; con il languorino che ti viene allo stomaco ogni volta che hai l’occasione di essere cooptato, accolto, riconosciuto dal consesso del consenso che tu contribuisci ad eternare, anche se gli voti contro. Tu sei il cedimento e la resa a te stesso. Tu sei il complice dei tuoi assassini.Tu sei l’assassino dell’Europa e del Terzo Mondo.Tu sei la globalizzazione.E più pretendi di metterti all’opposizione, ma sempre all’interno dello scacchiere che altri ti hanno apparecchiato, più confermi l’inganno di cui sei vittima.Perché l’inganno domina ovunque ma, prima che altrove, domina in te stesso.

Tu sei l’inganno.

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Written by faberex

7 Marzo 2009 alle 15:42