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La chiesa di Keynes
[Articolo tratto da American Affairs, Volume VIII, Numero 3 (Luglio 1946).]
Il lavoro dall’ingombrante titolo Teoria Generale dell’Occupazione, dell’Interesse e della Moneta, oggi abbreviato comunemente come “Teoria Generale,” è stato pubblicato nel 1936. Aveva quindi soltanto dieci anni quando l’autore, John Maynard Keynes, è morto lo scorso aprile.
Probabilmente nessun altro libro ha mai prodotto in così poco tempo un effetto paragonabile. Ha disegnato, modificato e condizionato il pensiero economico nel mondo intero. Su di esso è stata fondata una nuova chiesa economica, completamente fornita di tutte le proprietà adeguate ad una chiesa, quale una sua propria rivelazione, una rigida dottrina, un linguaggio simbolico, una propaganda, un sacerdozio ed una demonologia.
La rivelazione, anche se scritta brillantemente, era tuttavia oscura e difficile da leggere, ma mentre ci si sarebbe potuti aspettare che questo ostacolasse la diffusione della dottrina, al contrario ha servito lo scopo della pubblicità facendo nascere scuole di esegesi e polemiche interminabili perché niente poteva essere definito. Non c’era una condizione esistente della società in cui la teoria poteva essere dimostrata o confutata tramite dimostrazione – né ce n’è una oggi.
Il momento in cui uscì il libro era tra i più fortunati. Per la società pianificata di cui stavano parlando, i socialisti avevano disperatamente bisogno di una formula scientifica. Il governo allo stesso tempo aveva necessità di una razionalizzazione per la sua spesa di deficit. L’idea del governo di assistenza sociale che stava prendendo piede sia qui che in Gran Bretagna – qui sotto il segno del New Deal – era in difficoltà. Non aveva risposta per coloro che continuavano a chiedere, “da dove vengono i soldi?” Era vero che il governo aveva ottenuto il controllo della moneta come strumento sociale e che la limitante tirannia dell’oro era stata rovesciata, ma il feticcio della solvibilità sopravviveva e minacciava di frustrare le grandi intenzioni sociali.
Proprio in questa crisi storica della politica sperimentale, con i socialisti persi in una selva oscura al confine fra l’Utopia ed il totalitarismo e con i governi alla deriva in un mare di valuta controllata, con la paura di avanzare ed incapace di tornare indietro, l’apparizione della teoria di Keynes sembrò una risposta alle preghiere. La sua azione era duplice. Ai pianificatori socialisti, offriva un insieme di strumenti algebrici, che, se usati secondo il manuale delle istruzioni, garantivano di produrre totale occupazione, equilibrio economico e giusta ridistribuzione di ricchezza, tutt’e tre insieme e con una precisione da regolo calcolatore – con la sola premessa che la società volesse davvero essere salvata. E la stessa teoria in virtù delle sue implicazioni logiche liberava l’assistenza sociale del governo dalla minaccia dell’insolvibilità.
Quella parola – insolvibilità – veniva svuotata di significato per un governo sovrano. Il budget equilibrato era una stranezza capitalista. La spesa di deficit non era quel che sembrava. Era in effetti investimento; ed usarla significava riempire un vuoto di investimenti – un vuoto generato dalla tendenza cronica ed incorreggibile della gente a risparmiare troppo. “C’è stata,” diceva, “attraverso la storia una cronica tendenza al risparmio più forte dell’incentivo a investire. La debolezza dell’incentivo a investire è sempre stata la chiave del problema economico.” Con investimento si suppose che intendesse l’uso del capitale nello spirito avventuriero.
Questa idea era la base stessa della teoria. Dal risparmio eccessivo e dalla mancanza di investimenti veniva la disoccupazione. E quando da queste cause comparse la disoccupazione, così come era destinata a fare, in principio periodicamente e poi come male permanente, l’unica cura era che il governo spendesse. Fra gli strumenti algebrici c’era il famoso moltiplicatore per mezzo del quale gli esperti potevano determinare precisamente quanto il governo avrebbe dovuto spendere per generare la completa occupazione.
Brevemente quindi la teoria diceva che quando la gente non stava investendo abbastanza nel loro futuro per mantenersi tutti occupati il governo doveva farlo per loro. Dove e come il governo avrebbe trovato i soldi? Bene, in parte tassando i ricchi, che risparmiano notoriamente troppo; in parte prendendo in prestito dai ricchi; e, se necessario come un ultimo ricorso, stampandolo – e tutto era destinato a funzionare perché, dalla completa occupazione, la società in generale sarebbe diventata sempre più ricca. Alla fine le soddisfazioni economiche della vita sarebbero diventate a buon mercato, il tasso di interesse sarebbe caduto a zero ed infine la classe che viveva di rendita, cioè quella che viveva di interessi senza produrre, si sarebbe estinta senza dolore.
“Se ho ragione,” diceva,
supponendo che sia comparativamente facile rendere le merci capitali così abbondanti che l’efficienza marginale del capitale sia zero, questo può essere il modo più ragionevole di eliminare gradualmente molte delle caratteristiche discutibili del capitalismo. Perché una piccola riflessione mostrerà che enormi cambiamenti sociali deriverebbero dalla scomparsa graduale di un tasso di rendita sulla ricchezza accumulata. Un uomo sarebbe ancora libero di accumulare il suo reddito guadagnato con l’intenzione di spenderlo più avanti. Ma la sua accumulazione non crescerebbe. Sarebbe semplicemente nella posizione del padre del papa, che, quando lasciò il commercio, si portò una cassa di ghinee nella sua villa a Twickenham e pagò con esse le spese di famiglia come richiesto.
Ed in cosa il governo avrebbe speso i soldi? Preferibilmente, com’è naturale, per la creazione di impianti produttivi, cioè per aumentare la produzione di cose che soddisfano i desideri dell’essere umano; ma tale era l’importanza di mantenere ognuno completamente occupato che sarebbe stato meglio investire i soldi in monumenti e piramidi che non spenderli affatto.
“L’antico Egitto,” diceva,
era doppiamente fortunato, e senza dubbio doveva a questo la sua favolosa ricchezza, in quanto possedeva due attività, vale a dire la costruzione delle piramidi così come la ricerca dei metalli preziosi, i frutti dei quali, poiché non potevano rispondere alle esigenze dell’uomo essendo consumati, non marcivano in abbondanza. Nel Medio Evo costruivano cattedrali e intonavano cori. Due piramidi, due mausolei per i morti, sono due volte meglio di una; ma non così due ferrovie da Londra a York. Siamo così ragionevoli, ci siamo istruiti così da sembrare dei prudenti finanzieri, considerando attentamente prima di aumentare le difficoltà finanziarie dei posteri costruendogli case per viverci dentro, che non abbiamo una tale facile fuga dalle sofferenze della disoccupazione. Dobbiamo accettarle come risultato inevitabile dell’applicazione al comportamento dello Stato dei massimi che sono meglio calcolati per arricchire un individuo permettendogli di accumulare diritti al godimento che non intende esercitare ad alcun tempo definito.
A questo passaggio fanno raramente riferimento i keynesiani, forse perché non sono mai stati sicuri se intendeva che lo si prendesse seriamente. Avrebbe potuto tranquillamente essere uno degli atteggiamenti scherzosi di Keynes.
È significativo ricordare che la prima applicazione definita e cosciente della teoria è stata fatta dal New Deal; e quando nel terzo anno Roosevelt ha cominciato a dire che la spesa di deficit del governo deve essere considerata come un investimento nel futuro del paese, stava prendendo le parole direttamente dalla teoria di Keynes. I risultati promessi non sono arrivati; la disoccupazione non è stata curata. Questo disappunto, dicono i fedeli, non era dovuto ad un difetto della teoria ma semplicemente e soltanto al fatto che la spesa di deficit non è andata abbastanza lontano. I deficit dovrebbero essere coraggiosamente maggiori.
È forse ancor più significativo che nel suo stesso paese fosse considerato un pericoloso luminare e che il governo britannico non fu in grado di servirsi del suo genio finché non arrivò il momento in cui si trovò in una posizione economica molto difficile. Aveva già abbandonato la parità aurea, fingendo di farne una questione morale; ed allora, quando la mentalità britannica cambiò da quella di paese creditore a quella di debitore, ciò di cui il Ministero del Tesoro aveva bisogno era qualcuno che potesse coprire la nudità dell’eresia finanziaria con un opaco drappeggio plausibile ed allo stesso tempo dare alla sterlina controllata uno scintillio che sostituisse il lustro perduto della sterlina d’oro. E così accadde che il signor Keynes venne assunto dal Ministero del Tesoro britannico come suo principale consigliere, inserito nel consiglio della Banca d’Inghilterra ed elevato al rango di Baron Keynes di Tilton.
La letteratura fondata su Keynes è dogmatica. Keynes stesso non lo era. Alla fine del suo libro si chiede improvvisamente se avesse potuto funzionare. Erano le sue idee “una speranza visionaria?” Erano correttamente radicate “nei motivi che governano l’evoluzione della società politica?” Erano “gli interessi che contrasteranno più forti e più evidenti di quelli che serviranno?” Non ha fatto il tentativo di rispondere alle sue stesse domande. Ci sarebbe voluto un altro libro, disse, per indicare le risposte anche solo in abbozzo.
G20
Lo scopo della riunione era quello di trovare una soluzione alla crisi finanziaria globale, con la partecipazione dell’UE e dell’FMI, sotto gli auspici del governo britannico, con il Primo ministro Gordon Brown, oste dell’avvenimento.Quali sono le soluzioni proposte?
Le soluzioni proposte non modificano affatto i meccanismi finanziari esistenti dell’economia mondiale. Anzi, molti degli autori delle proposte del G20 sono gli stessi ideatori del programma neoliberista degli ultimi 2o anni.
I salvataggi delle banche continuano, ma adesso la novità è che l’FMI assumerà un ruolo centrale predominante per stanziare le liquidità nella “economia reale”, in realtà, sotto forma di prestiti da parte del FMI ai governi.
L’importo stanziato al FMI– elevatissimo – è pari a 750 miliardi di dollari: le agenzie diranno che sono soldi per aiutare i paesi in via di sviluppo, per alleviare la povertà, per garantire una ripresa di quei paesi.
Ma dobbiamo capire, innanzitutto, che la maggior parte dei paesi destinatari sono già strangolati da un debito estero impossibile da rimborsare. Invece di proporre di eliminarlo o di cancellarlo, al contrario si propone che essi continuino a pagare il debito e che l’FMI faccia in modo che mantengano i rapporti con i creditori internazionali.
Come funziona?
L’FMI riceverà la somma di 750 miliardi di dollari dai suoi membri, in particolare dai maggiori azionisti che sono USA, Giappone, GB, FR ecc. e poi andrà dai paesi indebitati del terzo mondo che per gli ultimi 30 anni hanno dovuto attuare programmi di aggiustamenti strutturali chiamati “medicina economica pesante”.
E dirà: “con queste nuove agevolazioni FMI per affrontare la crisi globale e le sue conseguenze, vi presentiamo un prestito di 2 miliardi di dollari, per aiutarvi ad affrontare la principale causa della recessione e riassettare l’economia del paese”.
Ma quel determinato paese è già pesantemente indebitato e deve già onorare il servizio del debito di 4 miliardi dollari l’anno e l’FMI farà la cosa seguente: presta 2 miliardi al paese, che deve rimborsarne 4 ai suoi creditori internazionali, “dammi due e mi devi ancora due!”.
E quello che ha fatto essenzialmente l’FMI per più degli ultimi vent’anni, prestare denaro con alcuni trucchi contabili per il rimborso, denaro fittizio, un’operazione cartacea, nuovi prestiti per rimborsare vecchi debiti e, in cambio, impone l’attuazione di una serie di riforme, per riassettare i conti, “consolidarli”, ecc. ecc. per la ripresa economia, e la ristrutturazioni del settore pubblico, misure di austerità, privatizzazioni e così via dicendo.
Questi prestiti, di 750 Mld di dollari, non sono mai erogati senza le cosiddette “condizionalità”, ai paesi indebitati che in cambio dovranno attuare un’altra serie di privatizzazioni. Tenete presente che questa politica è andata avanti per molti anni e considero che espandendo il ruolo del FMI, pià potere pià fondi, gli si consente d’imporre una dose maggiore e letale della sua medicina economia rispetto ai periodi precedenti nella storia FMI. L’FMI non ha mai erogato prestiti per finanziare progetti dell’economia reale, che è prerogativa della Banca Mondiale. L’FMI ha sempre prestato denaro per il cosiddetto sostegno alla bilancia dei pagamenti. Ha sempre prestato per aiutare le bilance di pagamento, denaro che entra e che esce, mai per finanziare progetti reali economici e di sviluppo sociale, non ha un mandato in questo senso, e il meccanismo che ho illustrato sta a dimostrare che è una rete di sicurezza per i creditori. E’ molto simile al bail out. Denaro che va al governo dei paesi in via di sviluppo che lo gira alle banche.
Questi soldi, in realtà, 750 miliardi dollari, un importo esorbitante, finiscono nelle tasche dei creditori di Wall Street, è quello che succede esattamente. Lo prestiamo al Brasile, o a quei paesi indebitati, anche ai membri del G20 che sono indebitati, Indonesia, Brasile. E poi loro li usano per rimborsare il debito, anche se devono mettere dei loro fondi, ma possono così legittimare il rapporto debitorio, possono non dichiarare bancarotta, e poi i fondi ritornano alle banche.
Anno di grazia 1929?
I miei amici mi dipingevano come una Cassandra quando un anno fa asserivo che prima o poi sarebbe arrivata una crisi degna di quella del 1929, quell’anno in cui il mondo a
cominciare dagli Stati Uniti entro’ nella grande depressione, con conseguenti carestie e guerre, la crisi dei mutui esplosa 10 mesi fa ha già cambiato radicalmente lo scenario del mondo, se solo ci si pensa sono successe un sacco di cose purtroppo tutte negative, dall’impoverimento generale causato dall’aumento del petrolio e a cascata tutto il resto, generalmente si tende ad ignorare dei piccoli cambiamenti nell’ordine di alcune centinaia di Euro in meno da spendere, su vasta scala sono un grosso colpo all’economia che inesorabilmente peggiora con il diminuire delle disponibilità economiche di ognuno.
L’attacco al diritto di sciopero
Con le nuove norme previste dal Governo sul diritto di sciopero si sta andando rapidamente verso un nuovo e pericolosissimo capitolo del più vasto tema della limitazione delle libertà sindacali e costituzionali, della democrazia nel mondo del lavoro e nella società.Dietro un linguaggio formalmente tecnicistico, presentato come un intervento per il solo settore trasporti, il governo predispone la legislazione per gestire la fase attuale e futura di grave crisi economica e le conseguenti risposte dei lavoratori al tentativo di farne pagare a loro il costo. Ciò è confermato dal fatto che il governo ha annunciato norme che dovrebbero impedire di bloccare strade, aeroporti e ferrovie, forme di lotta utilizzate da tutti i lavoratori in casi particolarmente drammatici
Che cos’e’ lo sviluppo
Vediamo che significato si dà di solito al termine sviluppo, soprattutto nel linguaggio corrente e nei mezzi di comunicazione di massa. Il concetto espresso con questa parola è di norma l’aumento del fluire dei beni materiali attraverso il processo produrre-vendere-consumare. È evidente che,
con questo significato, lo sviluppo richiede l’aumento dei consumi. In altre parole, il termine sviluppo significa oggi la crescita economica, come dimostra anche la traduzione inglese più frequente (growth). Gli abituali indicatori dello sviluppo sono sostanzialmente quantitativi. Innere si pensa che questa crescita aumenti il benessere dell’umanità, indipendentemente dai valori e dalla cultura che li esprime. Inoltre, fino ad oggi non si è mai presa in considerazione la possibilità che l’aumento dei consumi sia incompatibile con il funzionamento della Biosfera, anche perché è mancata la percezione che l’uomo fa parte integrante della Biosfera stessa. Le discussioni sulla differenza fra crescita e sviluppo hanno senz’altro un significato profondo, ma di fatto i due termini sono impiegati come sinonimi dal mondo ufficiale e dalle componenti economiche, politiche, industriali e sindacali.


