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Senza titolo

A differenza dell’animale l’uomo sa di dover morire. Questa consapevolezza lo obbliga al pensiero dell’ulteriorità che resta tale comunque la si pensi abitata: da Dio o dal nulla. Ciò fa del futuro l’incognita dell’uomo e la traccia nascosta della sua angoscia segreta. Non ci si angoscia per “questo” o per “quello”, ma per il nulla che ci precede e che ci attende. Ed essendoci il nulla all’ingresso e all’uscita della nostra vita, insopprimibile sorge la domanda che chiede il senso del nostro esistere. Un esistere per nulla o per Dio?
Ma qui siamo già nel repertorio delle risposte, delle argomentazioni, delle conversioni, delle disperazioni. Io vorrei trovare l’essenza dell’amore che, come vuole Norman Brown, “è toglimento di morte (a-mors)”, prima di queste domande e risposte, vorrei trovarla là dove l’uomo tende il suo urlo, anche sommesso, al di là dell’esistenza e chiede ascolto. Chiama questo ascolto Dio: ignoto Tu, che supplisce all’indifferenza della terra e delle macchinazioni che si compiono sulla terra.
Sembra, infatti, che il dialogo tra Io e Tu sia insoddisfacente, che gli spazi di silenzio e di incomprensione, al di là della buona volontà e delle buone intenzioni, esigano una comprensione superiore.
Sembra che la solitudine del cuore sia così abissale da non essere raggiunta da nessuna voce umana.
Sembra che l’intensità della passione non trovi corrispondenza nell’amore e nell’ira che gli uomini possono vicendevolmente scambiarsi.
Sembra che la solitudine non possa neppure costituirsi, e tanto meno un dialogo interiore, se l’altra parte non ha un volto sovrumano.
Sembra che la metafora dell’inconscio sia troppo povera per contenere quel patire che solo nei simboli religiosi trova l’altezza della sua iconografia.
Sembra che le vette della mente non sappiano perché si protendano verso il cielo, se il cielo è vuoto. E neppure perché l’esilio, a cui ci avvicina la disperazione, possa essere immaginabile senza un inferno che ce lo prefiguri come corrispondenza immaginifica dell’anima.
Celestiali assenze
La società, essendo un’organizzazione senz’anima , non puo’ tollerare fenomeni di autorità, ma puo’ permettere piu’ o meno miseri esercizi di potere , e per fare supportare ai propri
sudditi l’inconbenza di tali esercizi senza la presenza di un Dio si e’ inventata letteralmente, una forma sincretica di spiritualità sedativa che va sotto il nome di New A ge. A questo punto qualcuno potrebbe obbiettare, che lo spirito che ha fatto generare la ,N.A. non sia differente da quello che ha dato origine alla antica gnosi. Certamente la gnosi nasceva come ricerca di un sincretismo onnicomprensivo proprio nei primi secoli del cristianesimo,altrettanto sicuramnete le innumerevoli sette fondate danno un senso di similitudine con gli attuali indirizzi , pero’ ci sono delledistinzioni nette che danno l’idea delle profondita’ della prima e della superficialitaà della seconda. Basta una definizione per d’arne l’idea della differenza:
Oppio per chi?
Nell’epoca in cui viviamo si parla, spesso e sempre a sproposito, di religione, religiosita’, di misticismo, come se tutti i termini fossero sinonimi, e con l’esclusione del contenuto
esenziale, la sacralita’. Il decadimento dello spirito di comunita’ ad utilità societaria ha determinato la perdita di senso del sacro e la sua riduzione al criterio di religione.Quando poi la religione, e sto parlando della nostra conosciuta, ha ulteriormente ceduto sul piano dottrinale per trasformarsi in un precetto etico, in un’indicazione di morale, in una sinossi di bonta’, ecco emergere delle ulteriori degenerazioni che ormai usualmente (e a volte impropriamente) vengono inglobate nel termine onnicomprensivo di New AGE o nuova religiosità !?!
Spigolature
«Il Cristianesimo dice esattamente questo, amare tutti gli uomini. Impossibile. Allo stesso tempo è assolutamente vero che è necessario amare. Ma prima bisogna essere, solo dopo si può amare. Sfortunatamente, col passare del tempo, i moderni Cristiani hanno adottato la seconda metà, amare, ed hanno perso di vista la prima, la religione che avrebbe dovuto precederla. Sarebbe stupido da parte di Dio chiedere all’uomo ciò che questi non può dare.
Ciò che è necessario è la coscienza. Noi non insegniamo la morale. Insegniamo come si può trovare la coscienza. Alla gente non piace sentirselo dire. Dicono che non abbiamo amore, solo perché non incoraggiamo la debolezza e l’ipocrisia ma, al contrario, rimuoviamo tutte le maschere. Chi desidera la verità non parlerà mai di amore o di cristianesimo, perché sa quanto ne è lontano.”10


