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Giovani e politica

Se volessimo cogliere nei loro termini emozionali i sintomi della crisi in cui si dibatte il mondo giovanile odierno ,potremo usare il termine ANGOSCIA , con tutte le implicazioni di ordine contingente ed assoluto che esso comporta. L’angosci nei giovani non è che la risultante di uno stato d’animo di sfiducia e di scetticismo , espressione della soluzione di continuità , dello iato profondo che si è posto concretamente tra giovani e vecchi, anzi tra giovani e giovani . perché ….forse è un errore definirli nel loro complesso , creando cosi , artificialmente ,una unitarietà di istanze tra i giovani che non esiste. Solo il”giovane nella sua singolarità irriducibile esiste oggi , senza alcun ubi consistam interiore o esteriore: di qui la sua posizione esistenziale di essere che non è né introverso ne estroverso , continuamente vagante tra la socialità e l’individualismo più esasperati. Se è vero,che questo può considerarsi un carattere differenziale costante—del giovane rispetto al vecchio –sul piano biologico come su quello spirituale—del giovane rispetto al vecchio , non è men vero che questa costante si è ampliata enormemente , assumendo dimensioni patologiche , quasi surrealistiche.
<<Il non essere niente per niente >> è per lui la traduzione in termini psichici della esigenza , sempre più acuta , di liberazione dalle macerie del mondo spirituale distrutto , per cui egli non è più un “tipo”, UNA PERSONALITA’ , un carattere , ma piuttosto un sistema aperto di forze, di schegge di vita, quasi di componenti dionisiache fluide e terribili. Quale significato possono assumere per lui i concetti di politica,partito,stato? Quello delle transizioni, del tatticismo,del pragmatismo . Per lui essi sono dei non —- valori , per non dire — usando una terminologia tanto in voga —– che esprimono il principio del male.
Senza titolo

A differenza dell’animale l’uomo sa di dover morire. Questa consapevolezza lo obbliga al pensiero dell’ulteriorità che resta tale comunque la si pensi abitata: da Dio o dal nulla. Ciò fa del futuro l’incognita dell’uomo e la traccia nascosta della sua angoscia segreta. Non ci si angoscia per “questo” o per “quello”, ma per il nulla che ci precede e che ci attende. Ed essendoci il nulla all’ingresso e all’uscita della nostra vita, insopprimibile sorge la domanda che chiede il senso del nostro esistere. Un esistere per nulla o per Dio?
Ma qui siamo già nel repertorio delle risposte, delle argomentazioni, delle conversioni, delle disperazioni. Io vorrei trovare l’essenza dell’amore che, come vuole Norman Brown, “è toglimento di morte (a-mors)”, prima di queste domande e risposte, vorrei trovarla là dove l’uomo tende il suo urlo, anche sommesso, al di là dell’esistenza e chiede ascolto. Chiama questo ascolto Dio: ignoto Tu, che supplisce all’indifferenza della terra e delle macchinazioni che si compiono sulla terra.
Sembra, infatti, che il dialogo tra Io e Tu sia insoddisfacente, che gli spazi di silenzio e di incomprensione, al di là della buona volontà e delle buone intenzioni, esigano una comprensione superiore.
Sembra che la solitudine del cuore sia così abissale da non essere raggiunta da nessuna voce umana.
Sembra che l’intensità della passione non trovi corrispondenza nell’amore e nell’ira che gli uomini possono vicendevolmente scambiarsi.
Sembra che la solitudine non possa neppure costituirsi, e tanto meno un dialogo interiore, se l’altra parte non ha un volto sovrumano.
Sembra che la metafora dell’inconscio sia troppo povera per contenere quel patire che solo nei simboli religiosi trova l’altezza della sua iconografia.
Sembra che le vette della mente non sappiano perché si protendano verso il cielo, se il cielo è vuoto. E neppure perché l’esilio, a cui ci avvicina la disperazione, possa essere immaginabile senza un inferno che ce lo prefiguri come corrispondenza immaginifica dell’anima.
Le parole dell’anima

Cosa succede quando decidiamo di scrivere una lettera invece di parlarci?
Ci accorgiamo che nello scrivere il genere cambia. Le idee non vengono più fuori calde, come quando siamo entrambi presenti in una stanza, seduti su delle poltrone, o quando passeggiamo su e giù per una strada. Adesso invece siamo soli, lontani anche centinaia di chilometri, ciascuno se ne sta seduto con in mano una penna o davanti alla tastiera del proprio PC. Questo spostamento verso lo scrivere e’ quello che i pensatori Francesi chiamavano: L’ECRIT, la traccia sulla carta. Le parole scritte esigono un ritmo e una riflessione molto diversi dalla spensierata spontaneità del modo orale, che viene fuori nel momento stesso in cui parliamo. Queste lettere, quindi, saranno apparentemente più fredde e distanti. Tuttavia io sono convinto che in realtà possiamo essere più vicini e più sinceri quando comunichiamo per lettera di quando parliamo. Collegarsi verso il basso e verso l’interno, ciascuno solo con se stesso, può essere il modo di realizzare un collegamento d’anime attraverso l’immaginazione, un collegamento che non viene necessariamente durante una conversazione dal vivo o per telefono. Ma se le cose stanno così, o almeno abbastanza così, vale la pena di approfondirle, allora tutta quella immensa industria della telecomunicazione, del telefono portatile, delle segreterie telefoniche, dei fax, dei cercapersone, dei sistemi per selezionare risposte, che trasformano l’uomo in un professionista dell’informazione rapida in contatto con chiunque e dovunque << sono accessibile dunque esisto>> non pongono fine, e insisto sul non, alla mia solitudine ma anzi la intensificano. Se per esistere devo essere collegato alla rete, allora quando sono per conto mio sono fuori dal circuito, fuori dalla comunicazione , un silenzio, un vuoto: niente. Non posso essere raggiunto. Se esistere vuol dire essere raggiungibile , allora per esistere devo rimanere collegato alla rete .Risultato : la sindrome del nostro tempo, la << comunicomania>>
Una delle forti tensioni che affliggono la vita quotidiana e’ quella di sentire suonare il telefono quando non vogliamo rispondere. Tu(che stai leggendo) lasci squillare il telefono senza rispondere? Oppure inserisci la segreteria telefonica in modo da non perdere ……….che cosa , in realtà? Che cosa temiamo di perdere ? Gli annunci che fanno pubblicità al telefono riconoscono il vero legame che c’e’ fra solitudine e il telefonare. Lo slogan <<raggiungi , mettiti in contatto con qualcuno>> mi fa pensare a quando sono solo quando non sono più in contatto .Più ci sentiamo soli più telefoniamo; più telefoniamo più ci sentiamo soli .Un circolo vizioso. Sesso per telefono, shopping per telefono ,conferenze per telefono ,terapia familiare per telefono; la linea rossa che può accendere una guerra. Perfino l’amore funziona grazie alle conversazioni telefoniche .Quante coppie proseguono le loro intimità verbali a grande distanza ! quante volte terminiamo le nostre conversazioni con un ti amo, alitato nel boccaglio di plastica del nostro telefono. E allora perché scrivere lettere? Quando scrivo sono uscito dal circuito.Non sono più nello schema dell’assuefazione, sono semplicemente lì, in una gelida notte senza luna, da solo; ma non mi sento solo, C’e’ silenzio non sono sparpagliato qua e la’ per la rete, NON SONO IN COLLEGAMENTO, ma, IN RACCOGLIMENTO.Non sto rispondendo direttamente , ma sto ponderando indirettamente e generando ,( da anima ad anima ),la sua immagine come destinatario di questa lettera . In realtà non sto scrivendo a LEI .Non si tratta proprio di quel <<LEI>> la cui voce riconosco al telefono ,o il cui corpo riconosco mentre conversiamo. Questo LEI al quale io scrivo e’ un LEI visionario , immaginale , con la quale la mia immaginazione e’ in contatto , che evoca la mia immaginazione e la libera dai confini della sua vera voce e della sua faccia. Entro uno spazio immaginale , dunque, generare da anima ad anima. Siamo in contatto attraverso l’immaginazione .L’immaginazione tesse una tela , la sua rete, per acchiappare le nostre fantasie. Questa non e’ tanto una comunicazione ,quanto un impresa cosmica che davvero non e’ vincolata al tempo e allo spazio. Non e’ proprio ciò che le grandi lettere del passato rivelano , e il motivo per cui esse interessano ancora , al di là dello spazio e del tempo?
Pensiamo a quella tela di scritti immaginativi ,scritti da navi in mare da mesi,da esploratori sperduti, da gente chiusa nelle prigioni,scritti nelle trincee nell’imminenza della morte improvvisa,scritti a innamorati incontrati una sola volta o per poco,collegamenti dell’immaginazione attraverso l’immaginazione ,che sono incontri di anime ,nei quali non hanno assolutamente luogo alcun <<rapporto>>
Narcisismo !,Autoerotismo !, Fantasia !. Cosi probabilmente la psicologia descriverebbe queste manifestazioni.
Ma chi non preferirebbe una lettera di quel tipo, anziché una telefonata?
Credo dunque d’essere più vicino all’anima di una persona alla quale sto scrivendo, di quanto non lo sia quando sono impegnato in una conversazione, e quindi se in definitiva questo collegamento con l’anima avviene nella immaginazione e questa potrà apparire un’affermazione azzardata, quando sono immerso in una lettera, anche se sono fisicamente distante e non in contatto, sono meno solo. Tenersi in contatto, allora potrebbe significare qualcosa di completamente diverso: potrebbe significare <<star lontano e scrivere>> Quando dico star lontano e scrivere, si potrebbe implicitamente pensare che io non ami i corpi, il che non e’ assolutamente quello che voglio dire. Sto semplicemente mettendo a contrasto le differenze fra il parlare e lo scrivere, perché bisogna chiarire la differenza fra le parti del libro che nascono dalla conversazione e le parti che nascono da uno scritto. Tutti i proverbi secondo i quali l’assenza rende il cuore più ardente, dicono qualcosa di vero riguardo al bisogno che ha il cuore di sprofondare nei recessi, per cercare i pensieri da tradurre in parole che in presenza dell’altro non vengono alle labbra. Com’e’ possibile che opere eseguite nell’assenza, nella solitudine, nella grande distanza (opere come dipinti, canzoni, poesie romanzi,dipinti) si comunicano tra l’anima e il computer e chi guarda,legge o ascolta? Dunque per concludere questo post che poi fondamentalmente e’ una lettera, ricordiamo il diverso sentimento che troviamo nelle lettere d’amore e nelle telefonate d’amore Una lettera d’amore diventa un oggetto da conservare, un ricordo , oppure una bomba a orologeria in una causa di divorzio! Le lettere d’amore contengono un potenziale incredibile .la gente era solita conservarle sotto chiave,legarle a nastri, bruciarle quando stava per morire .Sono documenti di un’immaginazione appassionata ,fragili fastelli di cosi grande sofferenze .Le scriviamo ,le riscriviamo cercando di trovare il modo giusto, la parola giusta. Invece, nel caso delle telefonate d’amore (l’espressione stessa telefonate d’amore sembra impossibile) , anche se l’attività telefonica ferve per tutta la notte , verso chissà quale luogo, noi sentiamo che qualunque errore può essere rimediato con un’altra telefonata. Riagganci in fretta e cinque minuti dopo richiami per sistemare la cosa .Una droga.E anche una lettera ad un amico e’ una cosa diversa da una telefonata ad un amico. Una lettera richiede molta fatica .Nel caso di scrittori poi il carteggio diventa pubblicabile.Quando scriviamo lettere la mente si focalizza e al tempo stesso vaga lontano, in parte sembra essere sotto l’influenza delle muse. Ha luogo, infatti una meditazione che rimanda al proprio essere , non ci si può sbagliare stiamo scrivendo anche per noi stessi. stiamo consegnando noi stessi.
Dunque………..riattacca………..subito!!!!!!
Creatività femminile
“La creatività è multiforme. 
Ora assume una forma, ora un’altra.
Il maneggiare pigmenti e tele, o frammenti di pittura è una prova della sua esistenza?
Che dire di carta e penna, delle aiuole fiorite nei giardini… certo sfiorare con amore le foglie di una pianta, far andare il telaio, trovare la propria voce, amare bene qualcuno… scavare alla ricerca dell’oro psichico, trovare una parola ben fatta, cucire una tenda
Tutto rientra nella vita creativa
Alcuni dicono che la vita creativa sta nelle idee, altri dicono che sta nei fatti.
In molti casi pare trovarsi nel semplice essere… è l’amore per qualcosa .
Non importa se per una persona, una parola, un’immagine, un’idea, la terra, l’umanità…
La capacità creativa è il bene più prezioso della donna perchè dona all’esterno e la nutre all’interno, ad ogni livello psichico e mentale, emotivo ed economico”
Con queste parole l’autrice Clarissa Pinkola Estes inizia un capitolo del suo libro: DONNE CHE CORRONO COI LUPI
Questo libro mi segue da anni, lo riprendo a periodi e trovo sempre spunti di riflessione: la creatività può davvero nutrirci all’interno dandoci la possibilità di ritagliare uno spazio nostro e solo nostro in cui poter esprimere le emozioni, permettendoci di scoprire aspetti nascosti che nemmeno sospettavamo di avere.
È anche attraverso la creatività, nelle sue diverse espressioni , che spesso, la persona che si trova a vivere momenti particolarmente difficili e bui, riesce ad esprimere il proprio mondo interiore, come pure è da momenti di difficoltà che nascono quelle che poi possono diventare le ‘passioni’ che caratterizzano la vita di una persona dandole energia interiore.
IL CAMMINO DI UN’IDEA
Per molte persone, per lo più donne, il normale e naturale cammino nella vita può interrompersi senza un’apparente motivo preciso ed è proprio da un momento così indefinito che può iniziare un viaggio molto particolare, lungo e difficile dentro se stesse, per ritrovarsi e per poter essere, di nuovo, nel “flusso della vita”.
Questo viaggio è fatto di ombre e di luci. A me piacerebbe dare ampi spazi alle luci perché è proprio con il loro primo manifestarsi che è possibile sentire ‘dentro’ l’energia che ritorna a fluire
D’amore si vive
D’amore si vive è un film documentario del 1984 diretto dal regista Silvano Agosti.
È tratto da oltre nove ore di interviste pensate per la televisione e raccolte nella città di Parma. Il film si articola in varie sezioni dedicate ai vari aspetti e modi di vivere l’amore la tenerezza e la sensualità secondo quanto afferma il regista stesso.
Le interviste interessano: una mamma, un bambino, un transessuale, una prostituta e un travestito.



